Le anche sono le uniche articolazioni su cui l’intera colonna scarica il suo peso a terra. Hanno un’importanza vitale per il corretto funzionamento di tutto il corpo. Devono assolvere due compiti fondamentali: essere mobili ed essere forti.
La necessità di essere mobili deriva dal fatto che ci muoviamo in tutte le direzioni: cambi di direzione, rotazioni, il semplice camminare richiedono alle anche libertà di movimento. Dall’altra parte, devono essere stabili e forti per assorbire le forze di carico.
Come le anche si integrano con il resto del corpo
I movimenti delle anche vanno in sinergia con quelli della zona lombare. Durante il movimento di una delle due parti, l’altra risponde compiendo anch’essa un movimento. Un esempio: quando flettiamo l’anca portando il ginocchio verso il petto, la lombare si flette. Quando estendiamo l’anca, come nella fase di spinta del cammino, la lombare si estende.
Questo significa che se le anche o la lombare non svolgono correttamente il loro movimento, una delle due dovrà compensare e sforzarsi di più. Il risultato è un sovraccarico funzionale, con possibili lesioni e infiammazione nel tempo.
Le anche assorbono anche le forze provenienti dal basso: se una struttura inferiore — piedi, caviglie, ginocchia — non assorbe bene il carico, le anche dovranno sopperire a questa mancanza.
Il dolore all’anca confuso con il mal di schiena
Una delle situazioni che riscontro più spesso è il paziente che arriva con “mal di schiena”, ma in realtà ha un problema all’anca — o viceversa. Le due strutture sono così intimamente connesse che il dolore può essere riferito in modo confuso.
Il classico esempio è la coxartrosi (artrosi dell’anca): molti pazienti la descrivono come dolore in sede lombare o glutea, non come dolore all’anca in sé. Solo quando si valuta la mobilità articolare dell’anca emerge la limitazione.
Al contrario, una disfunzione sacroiliaca può produrre dolore che il paziente localizza nella zona dell’anca, mentre la causa è nel bacino.
Per questo, nel mio approccio valuto sempre insieme la colonna lombare e le anche, come un sistema unico. Non posso trattare l’una senza considerare l’altra.
Le diagnosi più frequenti
Le patologie dell’anca che tratto più spesso sono queste.
Borsite trocanterica. Infiammazione della borsa sul lato esterno dell’anca. Tipicamente dolore puntuale sul grande trocantere (il rilievo osseo laterale), che peggiora salendo le scale o dormendo sul fianco colpito. Risponde bene all’approccio combinato osteopatico più esercizio.
Tendinopatie dei muscoli dell’anca. Dolore nei tendini del piriforme, dell’ileopsoas o dei muscoli della borsa trocanterica. Spesso causato da un’alternanza eccessiva di sedentarietà e attività fisica intensa.
Sindrome del piriforme. Il muscolo piriforme può irritare il nervo sciatico nel suo percorso, producendo dolore che si irradia verso la gamba. Spesso confusa con una sciatalgia di origine lombare.
Impingement femoro-acetabolare (FAI). Una morfologia anomala dell’articolazione coxofemorale che crea conflitto meccanico durante i movimenti di flessione e rotazione. Sempre più frequente nei giovani e negli sportivi.
La vita sedentaria e l’anca bloccata
Uno dei principali problemi che osservo nei pazienti moderni è la perdita di mobilità dell’anca in flessione e rotazione. Passare molte ore seduti accorcia il muscolo ileopsoas, il principale flessore dell’anca, e riduce la rotazione interna ed esterna.
Il risultato è un’anca che funziona bene in avanti e indietro — cammino — ma che ha perso le rotazioni. Questo limita ogni gesto che richiede movimento tridimensionale: sport, danza, chinarsi, raccogliere qualcosa da terra.
Un’anca con mobilità ridotta in rotazione porta la lombare a compensare, aumentando il rischio di lombalgie e di degenerazione discale nel tempo.
Come tratto il dolore all’anca
La mia valutazione analizza tutte le strutture che possono influenzare l’anca:
- Colonna lombare e sacro: mobilità segmentale, stato delle articolazioni sacroiliache
- Muscolatura dell’anca: ileopsoas, piriforme, muscoli della borsa trocanterica
- Strutture distali: ginocchio, caviglia, piede — per capire se ci sono compensi che risalgono
- Viscerale: intestino, vescica e utero sono adiacenti all’anca e possono creare tensioni riflesse
Il trattamento osteopatico ripristina la mobilità articolare, rilascia le tensioni muscolari e fasciali, e lavora sul ritmo lombo-pelvico: la sinergia di movimento tra lombare, bacino e anca.
Gli esercizi per l’anca: cosa faccio in studio
Il trattamento manuale da solo non basta. Per l’anca è fondamentale associare un rinforzo progressivo dei muscoli stabilizzatori: gluteo medio, gluteo massimo, rotatori profondi. Questi muscoli sono spesso indeboliti nei soggetti sedentari e sono la prima linea di difesa dell’articolazione.
Gli esercizi che prescrivo più frequentemente partono da posizioni non in carico (sdraiati), per progredire verso posizioni funzionali in piedi. La progressione è fondamentale: cominciare con esercizi troppo intensi può aggravare una borsite o una tendinite già presente.
Quando rivolgersi urgentemente a un medico
Il dolore all’anca è quasi sempre gestibile con osteopatia e fisioterapia, ma alcune situazioni richiedono prima una valutazione medica:
- Dolore acuto e intenso dopo una caduta, specialmente in persone anziane o con osteoporosi (possibile frattura del collo del femore)
- Impossibilità di caricare peso sulla gamba
- Gonfiore, arrossamento e calore improvvisi con febbre (possibile artrite settica)
- Dolore all’anca in un bambino con febbre (richiede valutazione pediatrica urgente)
- Dolore che peggiora progressivamente di notte e non cambia con la posizione
- Perdita di sensibilità o formicolio esteso a tutta la gamba
In questi casi la priorità è una valutazione medica, non il trattamento manuale.
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