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Osteopatia e postura

8 maggio 2022 · Dr. Federico Piazza, Osteopata e Fisioterapista

La postura perfetta esiste? No. Esiste però un miglioramento posturale che ha come obiettivo quello di prevenire il dolore e l’infortunio.

Ognuno di noi ha una sua struttura unica nel suo genere, frutto di un’evoluzione che ha diversificato la genetica di ogni singolo essere umano. Il risultato è una struttura corporea unica che comporta un atteggiamento posturale altrettanto unico e singolare. In parole povere la postura di ognuno di noi non sarà mai peggiore o migliore di quella di qualcun altro, ma potrà essere più o meno funzionale a seconda di quali problematiche il nostro corpo ha dovuto subire nel tempo.

Come l’osteopatia interviene sul sistema posturale

L’osteopatia interviene considerando la storia clinica della persona e analizza tutti i sistemi del corpo, dal sistema muscolo-scheletrico a quello viscerale fino ad arrivare al cranio. In questo modo individua le aree “disfunzionali” che impediscono una corretta funzionalità del nostro corpo.

Queste aree vengono trattate per ripristinare la loro corretta funzionalità, liberando le altre strutture dai fastidiosi compensi che portano nel tempo a rigidità e disturbi.

La catena del compenso: perché il dolore appare lontano dalla causa

Nella mia pratica quotidiana, la cosa che mi colpisce di più è questa: il paziente arriva con un dolore in un posto preciso, ma la causa è spesso da tutt’altra parte. Questo è il concetto di compenso posturale — il corpo è un sistema interconnesso e quando una struttura perde funzionalità, un’altra ne paga il prezzo.

Esempio 1 — La dorsale che blocca la spalla. Se la colonna dorsale è rigida, la scapola non scorre liberamente sul piano costale. La spalla deve compensare ogni volta che il braccio si alza, lavorando il doppio. Risultato? Tendinite della cuffia dei rotatori, calcificazioni, dolore cronico. In realtà la spalla stava solo coprendo il lavoro che la dorsale non faceva più.

Esempio 2 — La caviglia dimenticata. Una distorsione alla caviglia mal trattata anni fa crea un compenso nel modo di caricare il piede. Questo si propaga verso l’alto: ginocchio, anca, bacino, lombare. Anni dopo il paziente arriva da me con mal di schiena cronico. Quando chiedo della caviglia, spesso non ricorda nemmeno l’infortunio — eppure quello è il punto di partenza.

Esempio 3 — Il viscerale e la schiena. La colonna dorsale è in collegamento neurovegetativo con gli organi digestivi. Una gastrite cronica, un colon irritabile, possono creare tensioni riflesse nella muscolatura paravertebrale. Chi ha mal di schiena cronico associato a problemi digestivi raramente risolve trattando solo la schiena.

Smart working e postura: il problema dell’era digitale

Negli ultimi anni ho visto un cambiamento significativo nei pazienti che vengono nel mio studio. L’aumento del lavoro da remoto ha moltiplicato i problemi posturali legati alla sedentarietà prolungata.

Stare seduti molte ore al giorno, spesso su sedie non ergonomiche, davanti a un portatile troppo basso, crea un carico cronico sulla colonna dorsale e cervicale. Le spalle si proiettano in avanti, la testa avanza rispetto al baricentro, la zona lombare perde la sua curva fisiologica.

Inizialmente è solo una posizione. Con il tempo diventa una disfunzione strutturale: i muscoli anteriori del torace si accorciano, quelli posteriori si indeboliscono, le vertebre dorsali perdono mobilità. Il corpo “impara” quella forma.

Il risultato non è solo mal di schiena. Possono comparire cefalea tensiva, senso di pesantezza al collo, affaticamento degli occhi, difficoltà respiratorie, reflusso gastrico — tutto mediato da una colonna che ha perso il suo equilibrio funzionale.

I segnali che la tua postura sta creando problemi

Questi sono i campanelli d’allarme più frequenti che riscontro nei pazienti con problemi posturali:

  • Dolore tra le scapole che peggiora nel pomeriggio dopo ore di lavoro al computer
  • Tensione al collo che non passa con il massaggio
  • Mal di testa che compare a fine giornata lavorativa
  • Sensazione di rigidità mattutina che impiega più di 30 minuti a passare
  • Dolore a una spalla o a un’anca senza un trauma preciso
  • Fiato corto o sensazione di non riuscire a fare un respiro profondo

Nessuno di questi è “normale”. Sono segnali che il sistema posturale sta lavorando troppo per mantenere l’equilibrio.

Cosa fa l’osteopata in pratica

Quando un paziente viene da me per un problema posturale, non mi limito a guardare come tiene la schiena seduto. Analizzo come cammina, come respira, dove sono le tensioni principali, come si muovono le singole strutture vertebrali.

La valutazione parte spesso da zone che sembrano lontane dal problema: il sacro, il diaframma, la mobilità delle costole. Solo dopo questa lettura globale imposto il trattamento.

Lavoro sulle strutture che limitano la funzione: mobilizzazione vertebrale, rilascio fasciale, lavoro sui visceri dove necessario, trattamento del cranio. L’obiettivo non è “correggere la postura” dall’esterno — è eliminare le restrizioni che impediscono al corpo di trovare da solo il suo equilibrio.

Integro il trattamento manuale con indicazioni specifiche sull’esercizio: mobilità toracica, rinforzo dei muscoli stabilizzatori profondi, e quando necessario indicazioni ergonomiche per la postazione di lavoro.

Quante sedute servono?

Dipende da quanto a lungo la disfunzione è presente. Una problematica recente (pochi mesi) risponde bene in 3-5 sedute. Una disfunzione posturale cronica (anni) richiede un percorso più lungo, con lavoro progressivo sul movimento.

Il mio obiettivo non è che il paziente dipenda indefinitamente dalle sedute — è che impari a gestire il proprio corpo in autonomia.

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