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Osteopatia e disturbi viscerali

4 aprile 2023 · Dr. Federico Piazza, Osteopata e Fisioterapista

Una delle cose che mi rende l’osteopatia una disciplina straordinariamente utile è la sua capacità di considerare il corpo come un sistema unico. Non corpo da un lato, organi dall’altro — ma un tutto connesso da fascia, sistema nervoso e meccanica.

Questo diventa particolarmente evidente quando si lavora sui disturbi viscerali. Molti pazienti arrivano da me con problemi muscoloscheletrici che non risolvono nonostante trattamenti fisioterapici ripetuti. Quando indago la storia clinica completa, trovo quasi sempre un problema viscerale sottostante che nessuno aveva considerato.

La fascia: il tessuto che collega tutto

Ogni organo del nostro corpo è ricoperto da un tessuto connettivo chiamato fascia. La fascia avvolge ogni struttura del corpo e le mette in collegamento tra loro.

Se prendiamo l’intestino come esempio: è avvolto dal peritoneo, che ingloba le anse intestinali per poi collegarsi posteriormente alle vertebre lombari tramite la radice del mesentere. È esattamente per questo motivo che i dolori addominali possono riflettersi in zona lombare — per continuità fasciale data dal mesentere.

Un altro esempio: l’utero è collegato alla parte posteriore del corpo tramite il legamento utero-sacrale, che mette in comunicazione l’utero con il sacro. È uno dei motivi per cui durante le mestruazioni si può avvertire dolore riferito in zona lombosacrale.

Il collegamento nervoso

Oltre al meccanismo fasciale, esiste un collegamento di natura nervosa altrettanto importante. L’innervazione degli organi ha origine dalla colonna vertebrale ed è per questo che dolori viscerali possono irradiarsi in altre zone del corpo.

Il caso più noto è quello dell’infarto del miocardio: il miocardio è innervato dal nervo frenico di sinistra, che nasce dalle vertebre cervicali. Dalla stessa area prende origine il plesso brachiale, che innerva il braccio. Al momento dell’infarto, l’eccitazione del nervo frenico si propaga ai neuroni del plesso brachiale: ecco perché si può avvertire dolore al braccio sinistro.

Questo schema — organo in difficoltà che crea tensioni riflesse in strutture muscoloscheletriche adiacenti — si ripete per molti altri organi.

I casi clinici più frequenti che tratto

Gastrite e dolore dorsale. La colonna dorsale ha una serie di connessioni neuronali con la parte viscerale gastroenterica. Una gastrite cronica, un reflusso gastroesofageo persistente o un’ulcera possono creare tensioni riflesse nella muscolatura paravertebrale dorsale. Il paziente arriva con “mal di schiena tra le scapole” che non risponde ai trattamenti locali — e spesso la causa è nello stomaco.

Colon irritabile e lombalgia. L’intestino crasso, in particolare il sigma, è adiacente alla muscolatura del fianco sinistro e ha connessioni fasciali con il bacino. Nei pazienti con intestino irritabile, i momenti di crampi intestinali producono spesso tensioni muscolari lombari che limitano i movimenti.

Ciclo mestruale e dolore lombare. L’utero e le ovaie sono in stretto rapporto fasciale con il sacro, l’osso iliaco e i legamenti del bacino. Le alterazioni del ciclo — dismenorrea, endometriosi, fibromi — producono tensioni che si irradiano in sede lombare, glutea e a volte sciatica.

Fegato e dolore alla spalla destra. Il diaframma è in rapporto con il fegato inferiormente e con la colonna cervicale superiormente tramite il nervo frenico. Disfunzioni epatiche o tensioni nella capsula del fegato possono produrre dolore riferito alla spalla destra o al collo sul lato destro.

Come si svolge un trattamento viscerale

Molti pazienti, quando dico che includerò un lavoro viscerale nel trattamento, si chiedono cosa voglia dire. Non si tratta di massaggio addominale generico — è un lavoro specifico, graduale, che valuta la mobilità di ogni organo rispetto alle strutture che lo circondano.

Ogni organo ha una mobilità propria: il fegato si sposta ad ogni respiro, l’intestino ha la sua peristalsi, la vescica cambia forma col riempimento. Quando queste mobilità si riducono — per cicatrici chirurgiche, infiammazioni croniche, aderenze — si creano restrizioni che si propagano alle strutture adiacenti.

Il trattamento osteopatico viscerale lavora con contatti delicati, ascoltando le tensioni tissutali e favorendo il ripristino della mobilità fisiologica. Non è invasivo, non è doloroso, e spesso produce risultati sorprendenti su problemi che sembravano esclusivamente muscoloscheletrici.

Quanto dura un ciclo di trattamento?

Per i disturbi viscerali isolati, un ciclo di 4-6 sedute è in genere sufficiente per valutare la risposta e ottenere miglioramenti significativi. Per situazioni croniche o complesse (endometriosi, cicatrici post-chirurgiche, colon irritabile da anni), il percorso può essere più lungo.

Disturbi viscerali e cicatrici chirurgiche

Una causa spesso sottovalutata di tensioni viscerali è la cicatrice chirurgica. Un’appendicectomia, un taglio cesareo, un intervento alla colecisti lasciano tessuto cicatriziale che nel tempo può creare aderenze tra gli organi e le strutture adiacenti. Questi pazienti spesso riferiscono dolori che non riescono a spiegare — nella zona della cicatrice, ma anche in zone lontane collegate per continuità fasciale.

Il trattamento osteopatico delle cicatrici lavora sulla mobilità del tessuto cicatriziale e sulle tensioni che si propagano in profondità. È uno dei lavori più delicati che faccio, ma anche uno dei più efficaci.

Nota importante: l’osteopatia viscerale è un approccio complementare alla cura medica tradizionale, non un’alternativa. Se hai un problema viscerale diagnosticato — gastrite, endometriosi, IBD — è essenziale seguire il trattamento medico indicato. L’osteopatia lavora accanto a quel trattamento per migliorare la funzione meccanica e ridurre le compensazioni muscoloscheletriche.

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